Mobilitazioni per la Palestina: salgono a 50 le denunce
pubblicato da Redazione il 8 Marzo 2026
Mobilitazioni per la Palestina: salgono a 50 le denunce
Si allarga l’inchiesta giudiziaria relativa alle manifestazioni di sostegno al popolo palestinese svoltesi tra settembre e ottobre scorsi. Con l’invio di altri 13 avvisi di garanzia, il numero complessivo delle persone coinvolte sale a 50. Tra i nuovi denunciati figurano anche diversi studenti e studentesse da poco maggiorenni.
Il collettivo dei “Denunciatə per le mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese” ha diffuso una nota per commentare quello che definisce un esplicito tentativo di criminalizzazione del dissenso politico.
La strategia della “difesa collettiva”
Il gruppo ha annunciato di aver intrapreso un percorso di coordinamento per rispondere compattamente alle contestazioni della Procura. Secondo i portavoce della mobilitazione, l’operazione avrebbe una natura prettamente politica:
- Silenziare il dissenso: Le denunce vengono interpretate come uno strumento per stroncare l’entusiasmo dei giovani che si sono avvicinati ai movimenti di piazza.
- Rifiuto della distinzione tra pratiche: Il collettivo dichiara che la separazione tra “pratiche lecite e illecite” non appartiene alla loro cultura politica, rivendicando il diritto al conflitto sociale.
- Obiettivo politico: Viene ribadita la volontà di non accettare mediazioni o sovradeterminazioni, mantenendo come orizzonte la lotta per una “Palestina libera, dal fiume fino al mare”.
“Un segnale preoccupante”
Nella nota, i denunciati paragonano l’entità numerica dell’inchiesta a un “maxi-processo”, sottolineando come l’allargamento del numero degli indagati sia, a loro avviso, un segnale della volontà di delineare uno scenario in cui ogni voce contraria debba essere repressa.
L’appello conclusivo del gruppo invita alla prosecuzione delle mobilitazioni:
“Rinnoviamo l’appello a continuare a scendere in piazza per opporci alla guerra e al riarmo, per sostenere il popolo palestinese e per affermare con forza il diritto al dissenso.”















