Caso Stazione, l’ANPI fa quadrato: “Denunciato anche il nostro Presidente. È un atto repressivo”
pubblicato da Redazione il 11 Gennaio 2026
Caso Stazione, l’ANPI fa quadrato: “Denunciato anche il nostro Presidente. È un atto repressivo”
MASSA, 11 gennaio 2026 – Dopo la presa di posizione della CGIL, anche l’ANPI Provinciale di Massa-Carrara interviene con un comunicato durissimo in merito ai 37 avvisi di garanzia notificati per la manifestazione pro-Palestina dello scorso 3 ottobre. L’associazione partigiana rivela un particolare di grande peso politico: tra le persone colpite dai provvedimenti giudiziari figura anche Giancarlo Albori, Presidente provinciale dell’ANPI.
“Colpire l’ANPI significa colpire la Resistenza”
L’associazione non usa mezzi termini e definisce l’operazione della Procura “grave, sproporzionata e politicamente preoccupante”. Secondo la nota, l’incriminazione del proprio vertice provinciale rappresenta un attacco diretto ai valori dell’antifascismo e della Costituzione:
“Colpire il presidente dell’ANPI significa colpire l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia nel suo insieme. Significa colpire la memoria della Resistenza e la Costituzione repubblicana”, si legge nel comunicato.
L’ANPI sottolinea come la mobilitazione del 3 ottobre sia stata una delle più grandi della storia recente del territorio, una piazza “pacifica e determinata” che chiedeva lo stop al genocidio a Gaza e il sostegno alla Global Flotilla.
La criminalizzazione del dissenso
Come già evidenziato dai sindacati, anche l’ANPI rimarca come l’occupazione della stazione sia avvenuta in un giorno di sciopero, con la circolazione ferroviaria già sospesa, rendendo le accuse di interruzione di pubblico servizio, a loro avviso, un pretesto per reprimere il dissenso politico.
“Non possiamo non richiamare alla memoria pagine oscure della nostra storia, quando la repressione veniva usata come strumento per intimidire chi si opponeva al potere”, prosegue la nota, definendo la situazione attuale come il segnale di una “democrazia in sofferenza”.
“La solidarietà non è un reato”
L’associazione chiude il comunicato ribadendo che non si farà intimidire dalle denunce e che continuerà a difendere il diritto alla pace e alla manifestazione.
“Rivendichiamo il dovere morale e politico di schierarci contro ogni genocidio. Perché la giustizia non si processa, la solidarietà non è un reato e l’antifascismo non si denuncia”.















