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Caso 3 ottobre, anche Legambiente in campo: “A Massa clima di criminalizzazione del dissenso”

pubblicato da il 11 Gennaio 2026


Caso 3 ottobre, anche Legambiente in campo: “A Massa clima di criminalizzazione del dissenso”

CARRARA, 11 gennaio 2026 – Non si arresta l’ondata di sdegno e solidarietà nel territorio apuano dopo la notifica dei 37 avvisi di garanzia per la manifestazione pro-Palestina dello scorso ottobre. A unirsi al coro di voci critiche contro l’operazione della Procura è oggi Legambiente Carrara, che esprime “forte preoccupazione” per un atto giudiziario giudicato come un rischio concreto per la tenuta democratica.

Un attacco al futuro: il messaggio ai giovani

Secondo l’associazione ambientalista, il fatto è grave non solo per i profili penali, ma per il segnale che invia alla società civile e, in particolare, ai moltissimi studenti che quel giorno erano in piazza.

“Preoccupa il segnale lanciato alle giovani generazioni: quello di una possibile criminalizzazione dell’impegno collettivo”, scrive Legambiente. “La mobilitazione si è svolta in un contesto di partecipazione democratica contro il genocidio a Gaza, elementi che dovrebbero essere essenziali in una società libera”.

L’auspicio: “Che ci sia ancora un giudice a Massa”

Legambiente Carrara solleva inoltre una critica politica verso le recenti norme introdotte dal Governo e dalla maggioranza parlamentare, definite “illiberali”, che starebbero comprimendo gli spazi di protesta.

Il comunicato si chiude con un auspicio che richiama un noto adagio giuridico, adattandolo al contesto locale: “Ci auguriamo che ‘ci sia ancora un giudice’ (a Massa, in questo caso, e non a Berlino) capace di interpretare le norme con raziocinio e nella piena fedeltà ai valori della nostra Costituzione”.

Una mobilitazione che non si ferma

Con l’ingresso di Legambiente, il fronte che si oppone ai provvedimenti giudiziari diventa trasversale, unendo sindacati (CGIL, USB), associazioni storiche (ANPI) e movimenti ambientalisti. La richiesta comune è chiara: il dissenso politico non può e non deve essere trasformato in un problema di ordine pubblico o, peggio, in un reato.