Boicottaggio Culturale: Oltre 600 Artisti contro Live Nation. “Stop agli Eventi in Israele”
pubblicato da Redazione il 19 Dicembre 2025
Boicottaggio Culturale: Oltre 600 Artisti contro Live Nation. “Stop agli Eventi in Israele”
19 dicembre 2025 – Il mondo della musica alza la voce contro il colosso dell’intrattenimento dal vivo Live Nation Entertainment. Con una lettera aperta firmata da oltre 600 artisti e professionisti del settore, la campagna Musicians For Palestine chiede alla multinazionale statunitense di sospendere immediatamente ogni attività in Israele e di interrompere i rapporti con la filiale Live Nation Israel.
Tra i firmatari spiccano nomi leggendari e attivisti storici come i Massive Attack, Brian Eno (recentemente promotore del concerto Together For Palestine a Londra) e Dan Snaith (Caribou).
Le Accuse: “No all’Artwashing del Genocidio”
Il documento non usa mezzi termini, accusando l’industria musicale di essere stata troppo spesso complice o indifferente. Gli artisti chiedono alla multinazionale di prendere atto della situazione a Gaza – dove si contano oltre 70.000 vittime – e di adottare politiche che impediscano alle partnership globali di essere complici dell’oppressione.
“Non possiamo più permettere che la nostra musica venga usata per l’artwashing dell’apartheid e del genocidio. La nostra visione di un mondo più pacifico ci spinge avanti.”
Le Richieste della Campagna
L’appello si allinea alle direttive della Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI) e si articola su tre punti fondamentali:
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Interruzione dei rapporti con Live Nation Israel.
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Spostamento di festival e sedi gestite dal colosso che siano considerate complici.
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Rifiuto della monopolizzazione aziendale a favore del rispetto delle scene locali e di un compenso dignitoso per tutti i lavoratori.
Dal Boicottaggio di Spotify all’Eurovision
La protesta non colpisce solo i concerti dal vivo. I Massive Attack, ad esempio, hanno già attuato un boicottaggio totale di Spotify, abbandonando la piattaforma in segno di protesta contro gli investimenti del CEO Daniel Ek in tecnologie militari e droni gestiti da IA. Nota di rilievo: Daniel Ek ha annunciato che lascerà la carica di CEO il prossimo 1° gennaio 2026.
Anche il fronte Eurovision è in fermento:
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Diversi Paesi hanno già annunciato il ritiro dalla competizione 2026 per protestare contro la partecipazione di Israele.
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L’Italia, al contrario, ha recentemente confermato la sua presenza.
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In un gesto di fortissimo impatto simbolico, il vincitore del 2024 Nemo ha deciso di restituire il trofeo in segno di protesta.

















