“Deliver Me From Nowhere”: Il Biopic di Springsteen Divide la Critica USA e Fatica al Botteghino
pubblicato da Redazione il 27 Ottobre 2025
“Deliver Me From Nowhere”: Il Biopic di Springsteen Divide la Critica USA e Fatica al Botteghino
L’uscita nelle sale americane di Deliver Me From Nowhere, il biopic diretto da Scott Cooper e incentrato sulla genesi dell’album Nebraska di Bruce Springsteen, sta generando reazioni contrastanti sia al botteghino che tra i critici. Nonostante una massiccia campagna promozionale – e la presenza assidua di Springsteen stesso sul set, “molto tollerante” con l’attore protagonista Jeremy Allen White – il film ha debuttato con un incasso globale di soli 16.1 milioni di dollari contro un costo di produzione di 55 milioni.
Per il film si prospetta una salita difficile per raggiungere la parità di bilancio, sebbene la possibilità di ottenere nomination ai maggiori premi per le interpretazioni di Jeremy Allen White (nel ruolo di Springsteen) e Jeremy Strong (il manager Jon Landau) possa garantire una seconda vita al box office durante la stagione dei premi.
Critica Divisa: Focus sull’Angoscia Personale
Sulla piattaforma Rotten Tomatoes, il film ha raggiunto un indice di gradimento del 60%, segnalando un consenso critico tutt’altro che unanime.
Mentre la maggior parte dei critici ha lodato le performance degli attori, molti sono rimasti insoddisfatti dalla scelta narrativa del regista di concentrare l’intera storia in un arco temporale ristretto (1981-1982), privilegiando le problematiche psicologiche e la vita privata di Springsteen rispetto alla sua musica.
I Punti di Vista Contrari
- Il Dilemma per i Fan: David Fear di Rolling Stone prevede che i fan saranno divisi: alcuni troveranno il film eccessivamente cupo, altri avrebbero desiderato più sequenze musicali energiche, come quella in studio di registrazione su “Born in the U.S.A.”. Tuttavia, Fear ammette che, nonostante i difetti, Cooper ha fornito al pubblico qualcosa di “molto più avvincente di una compilation live di successi”.
- Troppe Convenzioni Biografiche: Bilge Ebiri di Vulture evidenzia il paradosso dei biopic moderni che cercano di sfuggire ai cliché ma finiscono per incapparci. Nonostante il film si limiti alla creazione di Nebraska, non riesce a evitare flashback sull’infanzia e sulle relazioni sentimentali fallite. Ciononostante, Ebiri lo ritiene “degno di essere visto” per il suo sguardo sincero sulla creazione artistica come atto “triste, spaventoso, a volte incontrollabile e distruttivo”.
- Sceneggiatura e Regia Scomode: Kyle Smith del Wall Street Journal non nasconde il suo disappunto, definendo la scrittura “goffa” e la regia incline a “fioriture pacchiane”, come gli incontri del Boss con se stesso bambino. L’interpretazione di White, a suo dire, rischia di diventare stancante, mentre Strong è “eccessivo” nel ruolo del manager.
Le Emozioni Silenziose Apprezzate
- Il Carisma di White: Manohla Dargis del New York Times è rimasta colpita da Jeremy Allen White, sottolineando che, pur non assomigliando fisicamente a Springsteen, trasmette un “carisma tremendo”. L’attore riesce a esprimere l’inesprimibile angoscia del cantautore, rendendo i momenti più silenziosi e solitari tra i più memorabili del film.
- Il Contrasto all’American Dream: Peter Debruge di Variety interpreta il film come la rivelazione che la musica di Nebraska non era pop, ma un profondo e cinico lamento su come il sogno americano fosse venuto meno, contrastando l’immagine di cheerleader di Ronald Reagan che i media attribuivano all’artista.
Un Film Mezzo Riuscito?
Chris Richards del Washington Post si spinge a chiedersi il senso di questa operazione hollywoodiana. Pur riconoscendo che Cooper ha voluto esplorare un capitolo “oscuro e lunatico” della vita di Springsteen, conclude che il film è “solo mezzo riuscito”. La sua critica è diretta: Nebraska fu un trionfo perché rifiutò ogni aspettativa; Deliver Me From Nowhere loda quella decisione, ma fallisce nel replicare lo stesso coraggio.
Resta da vedere se il passaparola positivo e il sostegno dei fan riusciranno a ribaltare la tendenza al botteghino e a garantire al film il successo che la sua materia, e i suoi protagonisti, sembrano meritare.


















