VIDEO – Massa, indagati 37 manifestanti pro-Palestina: è scontro sul “reato di dissenso”
pubblicato da Redazione il 10 Gennaio 2026
VIDEO – Massa, indagati 37 manifestanti pro-Palestina: è scontro sul “reato di dissenso”
MASSA, 10 gennaio 2026 – La Procura di Massa ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini per i fatti avvenuti lo scorso 3 ottobre 2025 presso la stazione ferroviaria di Massa Centro. Sotto la lente degli inquirenti sono finite 37 persone, tra cui sindacalisti, studenti, giovani e attivisti della società civile, che avevano partecipato alla manifestazione in concomitanza con lo sciopero generale per la Palestina.
Le accuse contestate, a vario titolo, riguardano l’interruzione di pubblico servizio e l’ostacolo alla circolazione dei treni sulla linea Pisa-La Spezia. Un atto che arriva a pochi giorni dalle sanzioni amministrative (multe da 300 euro) già elevate dalla Polfer.
La denuncia della CGIL: “Criminalizzata una protesta pacifica”
Immediata la reazione della CGIL Toscana, che esprime forte preoccupazione per il trattamento riservato a una manifestazione definita “pacifica, senza scontri né danneggiamenti”.
“È inaccettabile che il dissenso politico venga trattato come un problema di ordine pubblico,” scrive il sindacato regionale. “Si colpiscono cittadini che hanno esercitato il diritto costituzionale di manifestare contro il genocidio a Gaza. La circolazione ferroviaria, quel giorno, risultava peraltro già interrotta”.
Del Vecchio (CGIL Massa Carrara): “Norme per punire chi chiede la pace”
Ancora più duro l’intervento di Nicola Del Vecchio, segretario generale della CGIL Massa Carrara, che punta il dito contro l’utilizzo del nuovo Decreto Sicurezza 48/25.
“Si utilizza il cosiddetto ‘diritto penale del dissenso’ per colpire chi è sceso in piazza con i propri corpi contro il massacro in corso,” dichiara Del Vecchio. “La Procura ha utilizzato il nuovo reato di blocco ferroviario, su cui molti giuristi nutrono dubbi di costituzionalità, oltre all’art. 18 del TULPS per colpire i promotori di un corteo che è stato sempre non violento e scortato dalle forze di polizia”.
Secondo il segretario provinciale, l’operazione ha un obiettivo politico chiaro: “Punire chi esprime contrarietà al silenzio e all’immobilismo complice del Governo italiano di fronte alla tragedia umanitaria in Palestina”.
Cosa succederà ora?
Mentre i 37 indagati dovranno ora affrontare l’iter giudiziario, la CGIL ha già annunciato che seguiranno iniziative politiche e legali nelle sedi opportune per tutelare la libertà di manifestazione e i diritti dei soggetti coinvolti. La vicenda promette di riaccendere il dibattito nazionale sui confini tra ordine pubblico e libertà civili.















