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“Basi Nere”: il duro attacco dei Murativivi sul raddoppio della Base Navale alla Spezia

pubblicato da il 9 Gennaio 2026


“Basi Nere”: il duro attacco dei Murativivi sul raddoppio della Base Navale alla Spezia

LA SPEZIA – Non si placa la tempesta sul progetto “Basi Blu” della Marina Militare. Con un durissimo comunicato, il collettivo Murativivi attacca frontalmente il piano di potenziamento della base navale spezzina, ribattezzandolo provocatoriamente “Basi Nere”. Al centro della contestazione non c’è solo la militarizzazione del Golfo, ma un allarme sanitario e ambientale che riguarda una ferita aperta nel cuore della città: la discarica di Campo in Ferro.

Il caso “Campo in Ferro”: rifiuti tossici sotto il mare

Secondo il collettivo, le recenti rassicurazioni della Marina sono “peggiori dello strappo”. Il punto più critico riguarda i 25.000 metri quadrati di rifiuti tossico-nocivi stoccati nell’area denominata Campo in Ferro.

“Leggere che nessun intervento diretto è previsto per la discarica di Campo in ferro rasenta l’oltraggio all’intelligenza umana”, denunciano i Murativivi. “In un paese civile la rimozione di quei rifiuti, che hanno già inquinato pesantemente i fondali, dovrebbe essere la priorità assoluta”.

Un progetto “alieno” alla città

Il collettivo contesta la natura stessa dell’Arsenale, descritto come un’entità extraterritoriale che occupa 900.000 mq in gran parte fatiscenti o inquinati, senza restituire benefici economici o lavorativi alla comunità.

  • Consumo di mare: Il progetto prevede nuove banchine e moli che, secondo gli attivisti, sono solo il preludio a una cementificazione definitiva.
  • Zero lavoro: Nonostante gli ingenti investimenti pubblici, il piano non prevederebbe nuove ricadute occupazionali per il territorio spezzino.
  • Il rischio “Bagnoli”: Viene citato il precedente di Pozzuoli come monito: nuovi tombamenti e cemento su aree inquinate potrebbero bloccare per decenni ogni speranza di reale transizione ecologica.

L’appello alla politica: «Basta Blu-Washing»

I Murativivi parlano apertamente di “Blu-Washing”: un’operazione di facciata per dipingere di sostenibilità un progetto che invece “irrigidisce la linea di costa con sgraziati zig-zag di cemento armato”.

L’attacco si sposta poi sul piano istituzionale: il collettivo chiede al Sindaco della Spezia e ai parlamentari di uscire dalla retorica e pretendere bonifiche integrali. La proposta dei Murativivi è diametralmente opposta: fermare la logica bellica e investire su diplomazia, istruzione e riconversione civile delle aree militari degradate.