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L’ultimo saluto a Mani: Manchester si ferma per il funerale della leggenda degli Stone Roses

pubblicato da il 22 Dicembre 2025


L’ultimo saluto a Mani: Manchester si ferma per il funerale della leggenda degli Stone Roses

La cattedrale di Manchester si è trasformata oggi nel cuore pulsante della storia del rock britannico per l’addio a Gary “Mani” Mounfield, l’iconico bassista degli Stone Roses e dei Primal Scream, scomparso lo scorso 20 novembre all’età di 63 anni. Un funerale che è stato molto più di una cerimonia religiosa: è stato l’ultimo, commosso tributo a un uomo che ha definito il suono di un’intera generazione, quella della Madchester di fine anni ’80.

Una parata di stelle per “R Kid”

Il feretro, avvolto nell’iconica grafica in stile Jackson Pollock del leggendario album di debutto degli Stone Roses del 1989, è stato accompagnato da una folla oceanica e dai volti più noti della musica e dello sport del Regno Unito.

A sorreggere la bara all’uscita dalla cattedrale c’era una vera e propria “superband” del dolore: Liam Gallagher, insieme ai compagni di band di Mani, Ian Brown, John Squire e Reni. Tra i presenti, visibilmente commossi, anche Paul Weller, Bobby Gillespie (Primal Scream), Peter Hook (New Order/Joy Division), Tim Burgess (The Charlatans), Bez (Happy Mondays), Guy Garvey (Elbow) e le leggende del Manchester United David Beckham e Gary Neville.

Il ricordo degli amici: “Mani non è morto, se n’è solo andato”

Durante la cerimonia, Ian Brown ha ricordato l’amico con parole cariche d’affetto:

“Mani era come un fratello per me, un compagno musicale. Un’anima e uno spirito meraviglioso, capace di ridere attraverso ogni oscurità. Era l’anima di ogni stanza in cui entrava.”

Brown ha anche lanciato l’idea di erigere una statua d’oro alta 15 metri in onore di Mani a Manchester, scatenando un lungo applauso. Bobby Gillespie ha invece paragonato l’aura di Mani a quella di Eric Cantona, aggiungendo: “Mani non è morto, se n’è solo andato. Vivrà per sempre nella mia anima e nella mia mente”.

Il lato umano e la lotta contro la malattia

Dietro l’immagine dell’eroe del basso elettrico, il funerale ha restituito il ritratto di un uomo profondamente legato ai suoi affetti. La famiglia ha confermato che Mani si è spento “pacificamente nel sonno” nella sua casa di Heaton Moor, a causa di complicazioni respiratorie legate all’enfisema polmonare, condizione con cui conviveva da tempo.

Il fratello Greg lo ha ricordato come un padre devoto per i suoi tre figli — George, Gene e Joe — ai quali si era dedicato con immenso amore dopo la scomparsa della moglie Imelda. Proprio per questo, sul carro funebre, tra i fiori spiccava la scritta “R Kid” (il nostro ragazzo), l’espressione tipica di Manchester che racchiude l’affetto di una città che lo ha sempre considerato uno di casa.

L’omaggio della città

Le strade di Manchester sono state invase da centinaia di fan, molti dei quali indossavano magliette della band o i classici bucket hat, diventati simbolo del movimento baggy proprio grazie a Mani. Il corteo funebre ha percorso oltre dieci chilometri in un abbraccio collettivo che ha dimostrato quanto il musicista fosse amato.

Mani lascia un vuoto incolmabile in quella scena musicale che ha contribuito a rendere immortale con linee di basso ipnotiche in brani come Fools Gold e She Bangs The Drums. Negli ultimi giorni, i tributi si erano moltiplicati in tutto il mondo: dai My Bloody Valentine, che gli hanno dedicato il loro nuovo tour, agli Oasis, che hanno suonato Live Forever in suo onore durante i recenti live.

Foto: X@DrewSavageSport