L’urlo di Björk per la Groenlandia: «No al colonialismo di ritorno di Donald Trump»
pubblicato da Redazione il 5 Gennaio 2026
L’urlo di Björk per la Groenlandia: «No al colonialismo di ritorno di Donald Trump»
Il 2026 si apre con un nuovo, durissimo scontro sull’asse Washington-Circolo Polare Artico. Al centro della tempesta c’è ancora una volta la Groenlandia e le rinnovate mire espansionistiche di Donald Trump, che ha ribadito la volontà di annettere l’isola per ragioni di “sicurezza nazionale”. Ma a dare voce alla resistenza dei popoli del Nord questa volta è la cittadina più illustre dell’Islanda: Björk.
L’icona del pop sperimentale, da sempre in prima linea per l’autodeterminazione dei popoli, ha rotto il silenzio con un messaggio che sta facendo il giro del mondo, definendo la proposta americana come una “brutalità inimmaginabile”.
Dalla Danimarca agli USA: il rischio di un nuovo dominio
Per Björk non si tratta solo di diplomazia, ma di ferite storiche mai rimarginate. Ricordando l’indipendenza dell’Islanda dalla Danimarca ottenuta nel 1944, l’artista ha messo in guardia i vicini groenlandesi dal rischio di cadere “dalle ceneri al fuoco” (citando un proverbio islandese).
“Il colonialismo mi dà i brividi lungo la schiena”, ha dichiarato l’artista, accusando apertamente la Danimarca di aver trattato storicamente i groenlandesi come “esseri umani di seconda classe” e invitando Nuuk a dichiarare l’indipendenza totale piuttosto che cambiare semplicemente “padrone”.
Il contesto: un’America sempre più aggressiva
Le parole di Björk non arrivano nel vuoto. La tensione è altissima dopo la massiccia operazione militare statunitense in Venezuela dell’ultimo weekend, che ha visto il sequestro del presidente venezuelano e ha spinto Trump a dichiarare di voler “gestire” direttamente la nazione sudamericana. È in questo clima di nuovo imperialismo che la minaccia sulla Groenlandia assume contorni meno “fantastici” e più preoccupanti.
La musica come impegno civile
Nonostante le critiche di chi vorrebbe gli artisti lontani dalla politica, Björk ha rivendicato il suo ruolo: “Sono una musicista e il mio dovere è esprimere l’intera gamma delle emozioni umane”.
La sua presa di posizione si aggiunge a una lunga lista di battaglie: dal sostegno al Tibet e al Kosovo, fino alla recente decisione di ritirare il proprio catalogo dalle piattaforme di streaming in Israele in segno di protesta per il conflitto in Palestina. Mentre i fan attendono il suo nuovo album previsto per la fine del 2026, Björk dimostra che la sua voce più potente rimane quella usata per i diritti civili e l’ambiente.

















