Marmo e filiera corta: Legambiente Carrara dice NO alla proroga delle concessioni
pubblicato da Redazione il 10 Febbraio 2026
Marmo e filiera corta: Legambiente Carrara dice NO alla proroga delle concessioni
Il nodo della filiera corta a Carrara arriva al pettine. Legambiente Carrara prende una posizione netta contro la richiesta delle imprese del marmo di ottenere due anni aggiuntivi per adempiere all’obbligo di lavorazione locale del 50% del materiale estratto. Secondo l’associazione, dopo aver sottoscritto le convenzioni nel 2023 per ottenere la proroga delle concessioni fino al 2042, questo passo indietro rappresenterebbe una “furbizia” strategica a danno della collettività.
L’associazione denuncia forti pressioni da parte di Confindustria per modificare la legge regionale 35, trovando preoccupanti aperture da parte dell’Amministrazione Comunale.
L’impatto dell’estrattivismo: un bilancio in rosso per la città
Legambiente Carrara ribadisce i gravi danni prodotti da decenni di escavazione incontrollata sul territorio:
- Dissesto ambientale: inquinamento delle falde acquifere, morte biologica del torrente Carrione e aumento del rischio alluvionale dovuto alle terre abbandonate al monte.
- Salute pubblica: impatto delle polveri disperse, con particolare criticità nella zona di Miseglia.
- Costi sociali: a fronte di profitti aziendali in crescita vertiginosa, la città ha subito il peso del traffico pesante e una costante riduzione dei posti di lavoro.
Analisi economica: profitti contro compensazioni
L’associazione contesta duramente l’efficacia del cosiddetto “articolo 21”, definendo le compensazioni per la città come una “misera elemosina”. I dati presentati mostrano una sproporzione evidente:
- Utile stimato: basandosi sui dati della Camera di Commercio, un’azienda media può generare circa 2,4 milioni di euro di utile in 10 anni di proroga.
- Compensazione: il contributo una tantum investito per ottenere tale proroga si aggira mediamente sui 370.000 euro per azienda.
Per Legambiente, l’unico vero beneficio sociale risiede nel risvolto occupazionale garantito dalla trasformazione locale, che deve quindi restare un obbligo imprescindibile.
La richiesta all’Amministrazione: “No a modifiche peggiorative”
La posizione rivolta alla sindaca e alla giunta è di totale intransigenza. Le aziende che dichiarano di non poter rispettare l’obbligo di filiera corta hanno, secondo l’associazione, solo due strade:
- Rinunciare alla proroga, permettendo al Comune di mettere a gara la concessione con clausole di tutela per i lavoratori.
- Ridurre i quantitativi estratti per riuscire a lavorare in loco la metà del materiale.
“L’Amministrazione deve mostrarsi intransigente a tutela degli interessi dei cittadini e della propria credibilità, dicendo un chiaro e fermo NO alla proroga e a modifiche peggiorative delle norme regionali”.
Foto di Gianluca

















